Casella di testo: PIER  CESARE  PELLEGRINO

Togliatti e la questione dei prigionieri italiani(alpini e fanti) nella Russia del 1948 e nell'Italia del 1992
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Edizioni Albesi, Alba 2009.


Nel 1992 , un anno dopo il crollo dell'Urss e l'apertura degli archivi di Mosca, lo storico Franco Andreucci scopre appunto negli archivi di Mosca,una lettera datata 15 febbraio 1943 scritta  da
Palmiro Togliatti(con il soprannome di Ercoli) a Vincenzo Bianco, funzionario del Komintern, pure lui in URSS, che gli scrive se si poteva fare qualcosa per i  tanti italiani prigionieri nei gulag russi(all'epoca circa 50.000).
Togliatti risponde:"Non sono per niente feroce, come tu sai. Sono umanitario quanto te , o quanto può esserlo  una dama della Croce Rossa. La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso l'Unione Sovietica, è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però,se un buon numero di prigionieri morirà,in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire......Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini e soprattutto la spedizione  contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente  penetrerà nel popolo la convinzione  che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l'avvenire d'Italia."
Nel febbraio del 1992 la lettera fu pubblicata da Panorama:suscitò scandalo nel mondo politico e nella popolazione, ma l'onda di Tangentopoli la fece presto dimenticare.
Diciassette anni dopo Pier Cesare Pellegrino, uno storico da sempre impegnato nella ricerca della verità e un editore coraggioso, Roberto Cerrato di Alba, la ripropongono alla riflessione del lettore.
La tragedia dell'Armir è ricostruita su documenti , riportati in appendice e attraverso articoli di giornali, trasmissioni televisive, ricostruzioni storiche, fotografie e mappe dei luoghi.
Su 70.000 prigionieri, 20.000 morirono negli spostamenti coatti:dei 50.000 rimasti ne sopravvissero solo 10.000, gradualmente rimpatriati, dopo un insistente indottrinamento politico, al termine della guerra.
La lettera di Togliatti (il Migliore!)conferma il suo allineamento alla posizione di Stalin: che la tremenda disfatta dell'Armir facesse piacere a chi per vent'anni aveva lottato contro il fascismo, può essere comprensibile e il tributo di 100.000 uomini, tra caduti e prigionieri, pagato dal popolo italiano"avrebbe dovuto placare la vendetta di Togliatti", invece plaude alla  uccisione  di decine di migliaia di prigionieri disarmati e  inoffensivi : questo è amorale.
Due ricche appendici completano il testo:la prima con documenti e testimonianze sulla lettere e i caduti dell'Armir, la seconda su altre  vittime italiane  del  grande terrore staliniano (1937-1938)fra cui il caso del fossanese Gino de Marchi, la cui figlia Luciana tanto si adoperò per ridare dignità
al padre accusato di tradimento contro la rivoluzione.
Ecco:la rivoluzione, il vero  idolo da osannare, non la persona  in carne ed ossa come i soldati dell'Armir o i comunisti rifugiatisi in URSS per sfuggire il fascismo e poi condannati come spie o traditori della rivoluzione, senza prove concrete, con processi- farsa, spesso spariti nel nulla.
Quando ideali falsi vengono posti al di sopra del valore fondamentale della vita  e della libertà, succedono tragedie  del genere.
Casella di testo: Pier Cesare Pellegrino(1941)di Centallo (Cuneo) ,dopo aver insegnato per diversi anni materie letterarie, ha operato nel gruppo editoriale  San Paolo. Ha scritto alcuni libri e per più di quarant'anni è stato attento studioso della campagna di Russia. Numerosi i suoi viaggi sui luoghi e della Russia e dell'Ucraina alla ricerca di fosse comuni dove finirono molti  fanti e alpini italiani.

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