Casella di testo: LUCA  RICOLFI
Il sacco del Nord-saggio sulla giustizia territoriale 
Guerini e Associati
gennaio 2010

Un saggio difficile da sintetizzare, ricco com'è di cifre, grafici, statistiche,equazioni, ma molto interessante per la lucidità con cui analizza la realtà, per la spietatezza dei calcoli che propone, per la  essenzialità di quanto afferma, senza fronzoli o compiacenze.
Ce n'è per tutti, soprattutto per noi italiani, che soffriamo di "debolezza della volontà" nonostante siamo consapevoli che bisogna cambiare.
In Italia manca una vera uguaglianza delle opportunità ma ciò non deve significare   che sia lecito"derogare al principio di responsabilità individuale e collettiva". 
Il merito va sempre premiato e la solidarietà non deve essere incondizionata ma gli individui , i territori e le loro  istituzioni"devono meritare il sostegno che ricevono".
Quindi principio di uguaglianza  coniugato con  quello di responsabilità:"L'eguaglianza senza il merito conduce all'opportunismo e alla irresponsabilità".
Propone uno schema di contabilità nuovo per misurare gli squilibri fra regioni, per evidenziare nel modo  più preciso possibile  l'anatomia  economico-sociale  del Paese, soprattutto " le cose che con gli schemi di contabilità ufficiali non si vedono".
Ecco l'elenco delle "cose" che non si vedono nei conti ufficiali:
-il parassitismo
-l'evasione
-la sottoproduzione e lo  spreco
-il livello dei prezzi.
Tralascio i calcoli e le equazioni complesse che Ricolfi fa su ogni elemento, mettendo invece in evidenza  che" la contabilità nazionale ufficiale  non  permette di cogliere il parassitismo e l'interposizione pubblica che invece nell'analisi di un territorio sono fondamentali." 
Molto interessante poi la distinzione tra  pressione fiscale e oppressione fiscale:la prima è la quota di reddito che il fisco "riesce" a estrarre dalle tasche dei cittadini,la seconda è la quota di reddito che il fisco"vorrebbe" estrarre dalle tasche dei cittadini.

Sulla questione meridionale indica  le  fonti di arretratezza:
-la sua difficoltà a produrre ricchezza, cioè beni e servizi per il mercato
-la presenza della criminalità organizzata per Calabria, Campania, Sicilia
-il peso della pubblica amministrazione che è molto maggiore al sud che al nord
La conclusione è sconcertante:"il deficit di sviluppo del Mezzogiorno è enorme,è cresciuto nel tempo e forse non c'era prima dell'Unità d'Italia".
In base ai calcoli che Ricolfi produce, il credito del Nord verso il resto del Paese è compreso"fra i 12,1 miliardi(politica di massima solidarietà)e i 44,9 miliardi (politica di solidarietà assente)"; è ragionevole pensare che una politica giusta  dovrebbe  restituire al Nord un "flusso intermedio fra le due cifre".

Dopo l'ampia e dettagliata radiografia  dell'Italia quali le conclusioni di Ricolfi?
- l'Italia nell'ultimo decennio ha iniziato un sentiero di declino che è destinata a proseguire
-il federalismo fiscale  può portare a due alternative: una più statica e continuista, che Ricolfi ritiene più probabile,e l'altra più dinamica  e innovativa.
Lo scenario continuista: attuare  piccoli aumenti di tasse locali, ulteriore aumento dell'interposizione pubblica in quanto razionalizzare la spesa significherebbe" segare il ramo su cui si è seduti" e ciò non conviene  al ceto politico di destra e di sinistra. Quindi "mera prosecuzione del declino".
Lo scenario innovativo: rimettere in movimento i territori più produttivi, eliminando il parassitismo dei territori più spreconi,perché"soffoca la crescita  fino al punto di bloccarla  e trasformarla  in decrescita, distruggendo così le basi stesse  della redistribuzione."
Ma il Mezzogiorno non ha interesse a cambiare "lo stato delle cose  che gli Casella di testo: ha permesso di vivere largamente al di sopra dei propri mezzi", a rinunciare "all'immenso apparato burocratico-clientelare che ha spento le energie produttive del Paese".


Che si può fare allora? Questa è la parte dei libri di Ricolfi che mi piace di più perché, dopo critiche feroci, indica delle soluzioni accettabili o meno, ma comunque soluzioni che dimostrano uno sforzo, una consapevolezza  degni di lode in uno studioso di sinistra, quale lui si professa perché in genere la sinistra sa solo fare critiche distruttive.
L'intervento fondamentale è convincere l'opinione pubblica  che"il cambiamento è necessario" lottando contro quella che Ricolfi chiama"debolezza della volontà" non  attraverso  le strategie della persuasione , che a suo giudizio non servono, perché la consapevolezza non basta , ma con 
- o uno schok quale fu  la seconda guerra mondiale  che vide uno sforzo collettivo culminato" nel miracolo economico" o quale l'assassinio di Moro
-o una transizione graduale "ricca di benefici visibili e immediati" che i territori sperimentino da subito(anticipazione dei benefici e dei costi).
Fa molti esempi:ne cito due che mi sembrano  significativi:
- eliminare la piaga dei falsi invalidi che costa allo Stato ben 8 miliardi di euro e a fronte di 100 falsi invalidi  scoperti  inaugurare un nuovo asilo nido
-alzare sensibilmente le tasse universitarie (oggi molto basse in una università frequentata da una minoranza relativamente privilegiata) a chi se le può permettere e azzerarle per "i capaci e meritevoli" come prevede l'art.34 della nostra Costituzione.

Ultimo problema: le persone che dovrebbero produrre il cambiamento, cioè il ceto politico che dovrebbe mettere in atto le riforme . 
Qui Ricolfi si rivela molto pessimista in quanto  "se mai si farà il federalismo, esso terrà conto più delle esigenze di autoconservazione  del ceto politico che delle aspirazioni dei cittadini....il declino continuerà e questo libro  sarà servito-al massimo- a darci gli strumenti per accorgerci di quel che succede, per misurare a che punto è la notte."
Ma Ricolfi , in fondo, pessimista  del tutto non lo è perché mette in copertina una moneta romana con  l'immagine della ...dea Speranza! 


P.S.La Liguria in questo libro non fa una bella figura: compare in tutte le statistiche negative presentate!

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