Casella di testo: RENZO FOA
Ho visto morire il comunismo
Marsilio  giugno 2010

Il libro è uscito postumo perché Renzo Foa è morto lo scorso anno,all'età di 62 anni dopo una lunga e dolorosa malattia :esso raccoglie  alcuni scritti che segnano le tappe fondamentali del suo percorso alla ricerca della verità.
Riflessioni su Vietnam ,Cambogia e  Cuba, incontri con Gorbaciov, Dubcek, Jaruzelski, Ronald Reagan ,Karol Wojtyla, Arthur  Koestler.......
Sono pagine di storia raccontate con grande lucidità, che rivelano l'animo di un uomo che ha creduto nel comunismo  da cui  , nella sua ricerca incessante della verità, si è distaccato in quanto si si rese  conto che  non fosse  riformabile, che solo la democrazia  potesse  garantire la libertà e il rispetto della persona.
Molto bella l'introduzione di Lucetta Scaraffia che percorre la vita di Foa  dalla sua adesione al comunismo, alla crisi dell'ideologia  a cui dedicò gran parte della sua vita, fino al suo pieno e totale  anticomunismo che gli procurò  isolamento e anche mancanza di lavoro.
Tutti i brani riportati sono interessanti e offrono spunti di riflessione a chi legge , ha vissuto quei fatti, ha conosciuto quei personaggi : la guerra in Vietnam, la rivoluzione di Dubcek, la perestrojka di Gorbaciov,la Polonia di Jaruzelski e Solidarnosc, Fidel e la tragedia cubana, l'incontro con lo scrittore Arthur Kostler, autore del famoso romanzo "Buio a mezzogiorno".
Le pagine dedicate al grande scrittore ungherese, prima comunista, che nel suo più famoso romanzo denuncia l'orrore dello stalinismo, sono le più  sofferte perché ripercorrono quella che fu la sua vita: anche Foa credette nel comunismo (nacque in una famiglia di comunisti,fu direttore dell'Unità)ma  poi prevalsero i dubbi, la critica, la ricerca ma anche  la speranza di un nuovo partito democratico che si staccasse definitivamente dalla storia del comunismo al punto da cambiare , quando ne era direttore, la testata dell'Unità che non fu più "quotidiano del PCI"ma "quotidiano fondato da Antonio Gramsci".
Nel ripercorre  la vita di Koestler  e il suo atto di accusa contro lo stalinismo che Foa definisce" l'unica forma che aveva assunto il comunismo, la rivoluzione diventata Stato, il partito eletto a sede della verità", e che quando fu pubblicato(1940) non fu creduto anzi, specialmente dai comunisti francesi ,fra cui Sartre, duramente contestato, l'autore fa una considerazione sulla sinistra in Italia veramente azzeccata, infatti dice che
-"la sinistra in Italia ha tra i suoi vizi anche quello di essere pronta  a riconoscere sul piano culturale  i suoi errori solo a tempo scaduto, quando non serve  a incidere sulla realtà o a fare davvero i conti con sé stessi".
Nel libro sono diversi i punti in cui rimprovera, con un profondo senso di rammarico, ai dirigenti del PCI di non aver saputo cogliere gli avvenimenti del cambiamento:per esempio  l'elezione di Reagan, considerato "un rigurgito del passato,un sussulto reazionario e non il promotore di una  rivoluzione destinata  a cambiare il volto del mondo",così come  il carattere dirompente del messaggio di papa Wojtyla. Rimaneva pervicace ,non solo nei dirigenti ma anche nella vasta area culturale  e politica legata al PCI, l'idea che lo status quo fra i due blocchi contrapposti fosse immodificabile. A proposito della caduta del muro di Berlino  fa un'osservazione molto  appropriata:
-"Non c'è da stupirsi se alla Bolognina si arrivò tre giorni dopo e non almeno tre giorni prima la caduta del muro di Berlino, così come non c'è da stupirsi del fatto che il PD ,nato con almeno venti anni di ritardo, stenti a trovare un'identità e una cultura,cercando di inventare radici diverse se non opposte a Casella di testo: quelle consegnategli dalla storia"
per cui
-"se ci si poteva  tranquillamente spiegare per quali ragioni tanti avevano creduto nell'utopia, quello che  era un po' meno comprensibile  era continuare  a restarne prigionieri, contro ogni evidenza".

Un libro che va letto per l'esperienza vissuta, per l'onestà intellettuale, per la capacità di analisi, per la chiarezza espositiva, per l'umiltà con cui riconosce i propri  errori: un uomo del nostro tempo che ha vissuto in prima persona  il dramma delle ideologie del Novecento.
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Renzo Foa(1946-2009)figlio del politico  e sindacalista Vittorio Foa,ha iniziato la sua carriera nel giornalismo : è stato direttore dell'Unità dal 1990 al 1992  dopo D'Alema, direzione che lasciò dopo una lacerante rottura politica .Editorialista del Giorno e del Giornale, ha scritto numerosi libri fra cui"Il decennio sprecato"(2005) e "Noi europei" (2008).E' mancato nel giugno del 2009.

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