FRANCOIS  JOURDAN

Dio dei cristiani, Dio dei musulmani

Che cosa ci unisce , che cosa ci divide?

Lindau 2010

 

F.Jourdan è sacerdote, teologo e islamologo, profondo conoscitore del mondo arabo tanto da essere nominato  delegato della diocesi di Parigi per le relazioni con l'Islam.

In questo libro si propone di evidenziare  ciò che unisce e ciò che divide il Cristianesimo dall'Islam sfatando anche molti luoghi comuni dovuti all'ignoranza delle due dottrine.

Con un linguaggio semplice e diretto, e una profonda conoscenza degli argomenti trattati -il libro è molto documentato-mette in evidenza i fondamenti delle due religioni su cui edificare una reciproca comprensione e quindi un efficace dialogo interreligioso: per capire l'altro, è indispensabile riconoscerne  la diversità; solo nella chiarezza possono maturare scambi proficui in grado, se non di eliminare le distanze,almeno di favorirne il rispetto reciproco, la più efficace barriera al fanatismo e all'intolleranza.

Non è vero che abbiamo tante cose in comune: è vero, nel Corano si parla di Gesù (Isa) ma  non è Dio, non è morto né  risuscitato, il che intacca  il nucleo centrale della fede cristiana.

L'unica cosa che ci unisce è il monoteismo, ma mentre quello islamico è unitario, quello cristiano è trinitario.

I musulmani credono nell'origine divina del Corano, i cristiani non nutrono la stessa convinzione riguardo ai propri testi sacri.

La visione cristiana di Dio non coincide con quella islamica: il Dio dell'islam è simile a un tutore che domina dall'alto tutto ciò che  non è in lui, è radicalmente separato da ogni creatura e si aspetta che l'uomo si sottometta a lui; il termine arabo muslim significa appunto sottomesso; per il cristiano Dio è salvatore e amore e stringe alleanza con gli uomini: il suo piano di salvezza è per tutti, grazie al quale possiamo entrare nel suo cuore aperto a ciascun uomo; il che è sconvolgente per l'islam: la distanza tra il Dio del Corano e il suo fedele è incommesurabile.

Secondo l'islam il vero ebraismo e il vero cristianesimo sono due forme di islamismo, nate addirittura prima che Maometto fondasse l'Islam: Maometto, l'ultimo profeta le ha adattate alla sua dottrina in un sincretismo, secondo il cristianesimo, che accoglie solo alcune cose, altre le rifiuta o dice che sono falsificate.

Per l'islamismo come per il cristianesimo Cristo è nato miracolosamente da Maria Vergine  ma gli islamici non ne riconoscono il significato, mentre per i cristiani  tale avvenimento è intimamente connesso con l'identità di Gesù, vero Dio e vero uomo: la sua morte e la sua risurrezione  sono negate dalla fede islamica come pure il suo ruolo di salvatore che porta a compimento l'alleanza biblica, sconosciuta pure essa per il  Corano. Il concetto di salvezza è una nozione cristiana: nell'islam il peccato originale non esiste, "ogni bambino nasce innocente"-dicono-,ma il peccato originale non è una colpa personale del neonato, né un peccato in senso storico in quanto la storia di Adamo ed Eva  è una parabola sullo status permanente dell'uomo! Per i musulmani Adamo ed Eva sono veramente caduti  e la loro caduta si è trasmessa  ai lori discendenti.Un'altra confusione : si dice che  ebraismo, cristianesimo e islam siano le "religioni del Libro"; tutte le religioni riconoscono come sacri alcuni libri, ma la Bibbia  non  è il Corano: il Corano parla di genti del libro ma riferendosi a ebrei e cristiani, è quindi un'espressione islamica estranea al mondo biblico, poiché la Bibbia non è scesa dal cielo come il Corano  ma è il frutto dell'allenza tra Dio e l'uomo. L'islam è fuori dal cristianesimo, mentre l'ebraismo si colloca al suo interno in virtù delle sue radici: Maometto non è mai stato né ebreo né cristiano, il Corano non è la continuazione della Bibbia: anche se nel Corano ci sono racconti incentrati su personaggi biblici, non vi scorre "linfa biblica".

Padre Samir Khalil Samir gesuita e islamologo libanese sintetizza così:

"Maometto è un riformatore geniale e un politico di grande talento, un uomo innamorato di Dio, sincero e convinto che utilizza tutti i mezzi possibili per stabilire sulla terra  quel regno di Dio che è l'islam, ma non un profeta nel senso  della teologia cristiana, che prepara cioè il terreno alla venuta di Cristo. Poiché il Corano nega le verità fondamentali della fede cristiana(Trinità, divinità di Cristo,Incarnazione, redenzione morte e resurrezione di Gesù) è impossibile definirlo rivelato da Dio anche se contiene molte e belle pagine  su Cristo e la Vergine Maria: è più corretto dire che Dio ha permesso che egli annunciasse agli arabi una parte della rivelazione biblica".

L'autore esamina poi  la concezione coranica della rivelazione: l'uomo non è  stato creato simile a Dio-Nulla è simile a Lui- Dio è sovrano e ogni uomo è nelle sue mani- il Corano viene dal cielo ed è stato rivelato oralmente ad Adamo, Noè, Lot, Mosè, Davide, Gesù, Maometto" il sigillo dei profeti"-le Scritture ebraiche e cristiane  sono state falsificate e tale falsificazione è attestata dal Corano- il Corano è interamente immerso nella intemporalità (il calendario islamico è lunare quindi sganciato

 

 

 

 

 dall'alternarsi delle stagioni, intemporale): la storia non può avere  alcuna consistenza perché solo Dio è consistente e realmente protagonista-Dio non è realmente interessato all'uomo-Dio guida e travia chi vuole(predestinazione):tutti questi passi sono presi dal Corano. Il Corano in quanto testo dettato da Dio non può essere letto che nella lingua in cui è stato dettato:l'arabo, per cui i popoli islamizzati devono essere arabizzati. Da qui il rifarsi continuamente alle origini ritenute perfette mentre da allora in poi vi è stato un lento degrado.L'islam che per Dio è la religione, immutabile, tende a sua volta  a esercitare un controllo su tutto ciò che non è musulmano e nei paesi islamici i non musulmani sono in uno stato di sottomissione.

Insomma l'islam"non ha né un salvatore, né una  storia della salvezza, né un messianismo, né un'Alleanza dispiegata nella storia".

Concezione biblica della rivelazione: Dio è in relazione con l'uomo,e ha voluto l'Alleanza come un "progetto di vita comune con gli uomini a partire dal popolo ebraico"; il cristianesimo trova posto sia all'interno della Bibbia ebraica  che

del Nuovo Testamento.

Jourdan insiste molto sull'Alleanza che si dispiega nella storia "espressione del disegno amoroso concepito dal cuore di Dio per tutti gli uomini  attraverso due tappe essenziali:la vicenda di Abramo seguita dall' Esodo , la morte e risurrezione  di Cristo. Dio entra nella storia degli uomini, ne diventa compagno di strada  e forma il suo popolo attraverso i profeti, per cui la Bibbia  è sì parola di Dio ma parola incarnata, non viene direttamente dal cielo, ma è ispirata dallo Spirito Santo, è cioè il frutto di una stretta  collaborazione tra Dio e l'uomo. Nell'islam non c'è popolo eletto perché non c'è Alleanza".

Nel cristianesimo c'è inoltre la Tradizione e il Magistero che hanno il compito"di discernere l'azione dello Spirito Santo nella lenta trasmissione e nella progressiva  redazione delle Scritture". Gesù è il vertice della rivelazione, dopo di lui non ci sono più profeti: la Chiesa  continua ad approfondire ciò che le è stato rivelato in Gesù e a viverlo.

 

Il dialogo è possibile ?

Dialogare non significa essere sempre d'accordo, no ad un unanimismo di facciata, bisogna tenere  conto delle divergenze esistenti tra noi, non volere a tutti i costi convertire l'altro: il dialogo deve essere  improntato a riserbo e rispetto reciproco.Non ci devono essere interpretazioni sincretistiche e bisogna procedere a viso aperto.

D'altra parte esistono differenze religiose irriducibili e il dialogo non può vertere sui dogmi(Trinità, Incanazione, Sacramenti...), inoltre ci divide il freno posto alla libertà religiosa. Il dialogo deve altresì essere uno stimolo a spingerci ad un profondo rinnovamento di noi stessi.La religione deve essere un fattore di pace e il cammino  deve partire dalla condivisione  di ciò che apprezziamo gli uni negli altri: i mistici musulmani, il senso religioso proprio del mondo islamico, la sua fede semplice e condivisa, l'impegno nel digiuno.I musulmani apprezzano la libertà che caratterizza le nostre società occidentali, il ricchissimo patrimonio artistico, la"teatralità" del culto cristiano. Bisogna però avere il coraggio di affrontare le dottrine  che plasmano le nostre reciproche identità.

 

Giudizio.

Il libro ci fa prendere coscienza della confusione  e dell'ignoranza che ci impediscono di procedere ad un vero dialogo e perfino a vivere insieme. Il Vaticano II (Nostra aetate) "esorta tutti i cristiani a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione". Secondo Jourdan i musulmani non sono pronti ad un vero dialogo in quanto essi non hanno un equivalente al Vaticano II.

Mi sembra più che mai vera e da seguire come esempio la frase con cui il libro si chiude : papa Giovanni XXIII a proposito del dialogo ebbe a dire:" Guardarsi senza provocarsi, incontrarsi senza temersi, frequentarsi senza compromettersi".

Dobbiamo comunque essere  gli uni per gli altri "Testimoni di Dio".

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