Casella di testo: GIAMPAOLO  PANSA
Carta straccia-il potere inutile dei giornalisti italiani
Rizzoli 2011

Del suo libro Pansa dice " E' un libro-carogna, beffardo e sornione, che mette in scena una quantità di personaggi, tutti attori di una recita alla quale ho partecipato anch'io".
Infatti Pansa fa il giornalista da cinquant'anni: ha lavorato in molti giornali dalla Stampa al Corriere a Repubblica all'Espresso e conosce bene il mondo che in Carta straccia  ci racconta: un potere, quello giornalistico, che conta quasi nulla rispetto a quello politico, giudiziario, economico, ma pieno di faziosità, errori , vendette, schierarsi in campi contrapposti. Racconta poi  la nascita e lo sviluppo dei talk-show con i "sultani rossi" che dominano alla  Rai e che si fingono imparziali, sullo sfondo di un paese "diventato violento che assiste  dilaniandosi, al tramonto del cavaliere".
Dopo aver narrato gli inizi della sua carriera, dice che i giornalisti di oggi spesso usano fonti non controllate e  imprecise e ritengono internet "la bocca della verità": cita vari casi di notizie non vere e delle rettifiche e smentite che  i giornali sono poi costretti a fare; ricorda ad esempio  il caso dell'Unità a proposito del rapimento Cirillo, che costò la direzione a  Claudio Petruccioli. 
Poi  scrive a lungo  sulla stampa di sinistra che non voleva credere alla Brigate Rosse, che chiamarono per lungo tempo"sedicenti"  e che secondo loro erano "nuclei armati di destra": il giornalismo moderato ne intuì invece senza esitazione la pericolosità.
Le redazioni comunque si tinsero di rosso negli anni settanta perché i giornali di sinistra, pur vincendo la sinistra nelle urne, andarono in crisi per cui ci fu un esodo massiccio da tali giornali verso le redazioni dei principali quotidiani indipendenti: cita Paolo Mieli di Potere Operaio, Gad Lerner di Lotta continua, Stefano Menichini del Manifesto. In particolare cita Bocca che fino all'ultimo difese la B.R, mentre per Pansa erano il frutto marcio del '68. 
Piacevole e ironico  quanto scrive su D'Alema di cui riporta alcune frasi"I giornali? E' un segno di civiltà non leggerli, bisogna lasciarli in edicola"; di Pansa invece D'Alema dice"Non capisce un cazzo di politica; c'è  uno solo in Italia che ne capisce  meno di lui:Romano Prodi". Gli piace osservare i politici, le loro facce, i loro gesti: "quando il naso di Fini scende sulla bocca, è il segnale che il suo nuovo partito incontra più ostacoli del previsto", Pier Luigi Bersani ha una  espressione da  "cagnaccio bonario". 
Le interviste: è difficile fare "i ringhiosi" davanti a certi leader, ma l'intervista fatta da Sandro Ruotolo, la spalla di Santoro, a Fini (Annozero ottobre 2010)era  di una "cautela quasi religiosa"e l'intervistatore sembrava"un fedele davanti al santo patrono" del proprio paese. Parla poi delle sue interviste ai vari politici, tutti individuati nelle loro caratteristiche: Berlinguer cauto e sospettoso, De Mita parlava troppo difficile, Rumor elegante e semplice,Gava gattone furbissimo, Moro oscuro, Donat-Cattin burbero, Andreotti"ti mandava al tappeto con una sola battuta", e poi Romiti, Lama , Licia Pinelli di grande coraggio e dignità.
Nel capitolo "I bigotti dell'antifascismo" con pacatezza descrive la guerra che gli"antifascisti" gli hanno fatto e gli fanno per i suoi libri sulla Resistenza, li rimprovera di non volere la verità, anzi l'hanno per decenni nascosta, sopratutto  su quanto era avvenuto dal 1943 al 1948. Cita il grande storico De Felice"Il fascismo ha fatto infiniti danni, ma uno dei più grossi è stato quello di lasciare in erdità una mentalità fascista  ai non fascisti, agli antifascisti delle generazioni future.Una mentalità di intolleranza, di sopraffazione ideologica, di squalificazione dell'avversario per distruggerlo". 
Comunque con i suoi libri si è diffusa finalmente la convinzione  che la storia  non può essere scritta soltanto dai vincitori: la leggenda  imposta dai politici e storici comunisti  è sempre meno credibile.
Parla di inquisizione  antifascista nei suoi confronti, accusato di revisionismo: ma i primi revisionisti furono proprio i comunisti e cita il caso di Tito, prima dipinto come un eroe della libertà, poi "sputacchiato" dopo la sua rottura con l'Unione Sovietica. Purtroppo l'egemonia culturale rossa resiste nelle università, nelle case deditrici,  nelle scuole superiori, nei premi letterari, in molti programmi televisivi, in parecchi quotidiani come Repubblica definito" un giornale-partito".
Insomma i bigotti dell'antifascismo alimentano un clima di odio e di intolleranza che si trova pure sui blog della rete e che porta a gesti di aggressione: cita quelli subiti dagli studenti di Comunione e Liberazione, da berlusconi, da Bonanni, da Schifani, dalla Gelmini, da Dell'Utri.
A proposito poi di quotidiani, Pansa ne segnala la crisi, che ha colpito tutti  in modo particolare Repubblica, l'unico non toccato  è Avvenire(+1,8%): più di 700 i redattori   colpiti tra il 2008 e il 2009. Ma la grinta fa bene e cita i casi di Feltri e Belpietro che, avendo dato un connotato preciso , una identità politica ai  quotidiani da loro diretti, hanno diminuito le perdite. 









Casella di testo: Ma la data precisa del cambiamento dei quotidiani Pansa la individua  nell'estate del 2009 quando iniziò la storia del Silvio -papi e delle escort a palazzo Grazioli; allora si fece più violento il giornalismo rosso,  dividendo il mondo in buoni e cattivi. Si dilunga poi su Feltri e Belpietro che chiama "i due mastini"e sulle vicende di Libero e del Giornale. 
I capitoli si susseguono:"A tutto sesso" con il caso Boffo "con più di un lato oscuro" e quello di Silvio -papi, "Il muto di Montecarlo" sulla vicenda della casa di Fini, "Uccidiamo Belpietro" sull'agguato al direttore di Libero dalle sinistre messo in dubbio, "Beriatravaglio" così chiamato da Staino sull'Unità nel 2006, di cui Pansa riconosce la capacità dopo il successo del Fatto ma che rabbrividisce alle parole di odio contro Berlusconi: una faida tribale . Insultanti i suoi soprannomi tanto che Pansa lo chiama Marco lo Storpiatore:Ferrara= il Platinette barbuto,Vittorio Feltri= Littorio Feltri, Minzolini= Scodinzolini,Casini=Pierfurbi, Sallusti= Ballusti......Un giornalismo quello di Travaglio  da guerra civile. Ecco quindi i sultani rossi della Rai che non esiste più, c'è una grande cricca di sultanati rossi che rispondono soltanto a se stessi. Santoro è un conduttore da guerra, Giovanni Floris  fornisce aiuto agli invitati di sinistra tanto che lo definisce "il crocerossino fedele nei secoli", Lucia Annunziata a cui non interessano le risposte ma le domande che fa lei; per Serena Dandini usa le parole di Buttafuoco che disse della signora del divano rosso: una di quelli "che ridono anche in un cimitero"; il suo programma è una "mini-fiction dopolavoristica", pur avendo 13 autori e la consulenza di altri 4.Fazio è " l'abatino con l'aria dimessa, l'espressione sempre stupita", in realtà gelido, che bada solo ai propri interessi, "con la manina avvolta nella flanella grigia e lo stiletto avvelenato ben nascosto". Paolo Ruffini di Rai Tre: ribelle, spavaldo, arrogante all'eccesso, tanto da meritare tutto il disprezzo di Pansa avendo permesso a Fazio e Saviano di accusare di mafia il politologo della Lega il prof.Gianfranco Miglio morto da tempo:chi è morto tace. Fuori dalla Rai ecco Lilli Gruber dall'eterna giovinezza  da vedersi solo per la sua bellezza ed eleganza, Gad Lerner" noioso e banale,  da non guardare "senza mai una sorpresa" ma solo  combattente  contro il caimano.
Infine Repubblica il cui direttore viene da Pansa chiamato "il Topolino guerrigliero" che  soddisfa ogni giorno la gran parte dei  suoi lettori "arroventata settaria pervasa da speranze sanguinarie": l'odio per il Cavaliere pervade quasi tutte le lettere che Pansa ha esaminato per mesi. Non solo giornale-partito, ma anche giornale-guerrigliero che si sente investito da una missione politico-ideale e  dalla convinzione  di essere il meglio del giornalismo italiano. Come Repubblica, anche l'Espresso : in meno di un anno 21 copertine su Berlusconi, ma con risultati disatrosi nelle vendite tanto che l'editore ha cambiato direttore. E a propsito di editore ecco un capitolo dedicato a De Benedetti che di Repubblica  dice che è diventata un pachiderma, prevedibile e quindi noioso, che però loda ed esalta in una conferenza ad Oxford come  un coraggioso foglio eretico, unico oppositore del caimano( di cui dice che è un formidabile bugiardo) con una arroganza da "miliardario volgare di quelli che si vedono nei cinepanettoni".
Ripercorre poi la storia di Berlusconi dalla sua amicizia con Craxi a tangentopoli, dove il PCI non era meno corrotto degli altri ("a graziarlo fu qualche magistrato dal cuore rosso"), alla nascita di Forza Italia , alla sua capacità di conservare  gli elettori  per parecchi anni nonostante l'ostilità ininterrotta" di un'armata di capi e capetti della sinistra, di magistrati, direttori di giornali, opinionisti, scrittori, televisionisti, cinematografari, vignettisti, comici, imitatori."

Giudizio : Carta Straccia  ci mostra con tanti esempi  un giornalismo malato, da guerra civile, dominato dall'odio contro Berlusconi, un giornalismo che rivendica la propria egemonia culturale con una violenza  spesso non supportata dai fatti che sbalordisce i colleghi stranieri (da noi-dicono- si finirebbe in galera!), uno spettacolo desolante dove il livore  trasuda da ogni pagina, dove vivono e vegetano gli odiatori di professione che incitano all'odio e alle sue pratiche conseguenze: vedi quanto successo a Berlusconi in piazza Duomo a Milano da parte del "pazzo" Tartaglia.

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